A+ A A-

Il personale è archetipico! Potere al simbolo!

  • Letto 83 volte

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L’intento di questo articolo è di ispirare al fatto che il personale è anche politico, ma non solo e soprattutto non prevalentemente, anzi, diremmo che è politico in maniera decisamente marginale.

La mia vita e visione del mondo sono cambiate totalmente da quando ho iniziato a concedermi la possibilità di aprirmi ad interpretazioni della realtà che ho verificato essere più ampie e radicali della concezione bio-socio-politica. In verità questa era una tendenza già presente, sebbene in nuce, già dall’adolescenza, visto che ho iniziato a praticare discipline del corpo-mente sin da giovanissimo (arti marziali cinesi e qualche simil forma di meditazione). Avevo circa tredici anni e anche la poesia ha sempre fatto parte della mia vita da quando ho padroneggiato un minimo di scrittura.

Nell’ambiente universitario bolognese, dove sono approdato alla maggiore età per studiare Discipline dell’Arte e dello Spettacolo, la mia “militanza” a sinistra è stata sempre relazionata alla carica surrealista, sovversivamente artistica, prepotentemente simbolica, violentemente creativa dell’ala anarco-libertaria del movimento. Quando partecipavo ai vari cortei invece, ricordo di non essere mai riuscito a gridare in coro un solo slogan. Già allora sentivo stretta qualsiasi immedesimazione totale con una qualsivoglia posizione antagonista, vivendomi come un pesce fuor d’acqua, estraneo a qualsiasi contesto che non mirasse all’essenza incarnata -piuttosto che alle ideologie-, dell’essere umano.

Il mio naturalissimo “movimento centripeto”, come amo chiamarlo, sebbene non privo di conflitti, iniziò a manifestarsi già durante la tesi di laurea, scegliendo (?) di cimentarmi nella prima (per quanto io ne sappia) biografia critica dell’Opera di Alejandro Jodorowsky, almeno. Stiamo parlando dell’anno a-Domini 2001.

Lo studio e soprattutto la pratica vissuta della Metagenealogia e della Psicomagia il ramo artistico della Psicogenealogia, mi aveva sconvolto con la sua teoria ed esperienza dei meccanismi di ripetizione e fedeltà famigliari. La storia della nostra vita è una narrazione transgenealogica, un mythos personale dove ciò che deve essere fatto e ciò che non deve essere fatto, viene trasmesso come una informazione simbolica coercitiva a tutti i rami di uno stesso Albero Genealogico, attraversando tempo e spazio. Ciò determina in maniera rigorosa e ripetitiva i gusti, le scelte, le relazioni di qualsiasi tipologia di una determinata persona.

<<O mio Dio, Giuann’>>, come si dice a Foggia, città dove sono nato, <<Ma allora cosa diamine ci stiamo raccontando? Quali sono le scelte che davvero scegliamo?>>. L’evidenza concreta, monolitica, granitica, di quanto affermato è cosa ben nota a chi si è inoltrato nei territori oscuri, eppure luminosissimi, delle Costellazioni Famigliari per esempio, della psicologia sistemica e della psicologia archetipica post-junghiana. Essa si mostra esperienzialmente in prima persona ma resta indimostrabile secondo i dettami del metodo scientifico: in primis non è rigorosamente oggettivabile e poi non è ripetibile tramite sperimentazione, sebbene sui grandi numeri si evidenzino delle costanti che assumono il carattere di “leggi universali”, come quella degli ordini dell’Amore o dell’equilibrio ed esclusione, scoperte per esempio da Bert Hellinger1.

Prima di inoltrarci però, ci terrei a fare una breve parentesi ed essere chiari sul fatto che questo non solo non è un articolo di stampo politico e nemmeno con pretese scientifiche “dure” o “molli” che siano, non è stato scritto per dimostrare alcunché ma solo ispirare i curiosi ed i coraggiosi a guardare oltre la propria piccola boccia di vetro, dove troppo spesso da pesciolini rossi quali siamo, ci siamo sentiti (spero) come balene in un oceano. Non è nemmeno un articolo tecnico o accademico e non ho la pretesa di convincere nessuno di quel che indica e naturalmente il suo contenuto non si pone come alternativo alle buone pratiche medico scientifiche. Ad ognuno di voi, secondo il proprio spessore karmico -perché io credo nel karma e nella trasmigrazione della Coscienza-, la scelta, semmai ve ne fosse una, di lanciarsi verso i seguenti territori inesplorati, siete pronti?

Bene, si va ad iniziare!

FreudCome diceva il buon Freud “Ogni politica è sintomo” e da sola questa frase, se ben intesa, basterebbe a demolire dalle fondamenta l’adesione totale e totalizzante ad ogni ideologia. L’avete intuita? Io ci ho messo anni a realizzarne la portata ed ora sono qui per provare a dire cose impegnative con un linguaggio il più semplice ed accessibile possibile.

Vediamo se ci riesco.

Per trovare lo spunto a questo articolo mi sono ispirato a due frasi, due motti politici degli anni ‘70 molto in voga ancora oggi. La prima recita: “Il personale è politico”, motto femminista per eccellenza elaborato da Carol Hanish2. Grazie ai gruppi di autocoscienza femminista, sviluppatisi parallelamente a quelli di autodeterminazione degli afroamericani, la Hanish invitava, ieri come oggi, a realizzare che i rapporti e le problematicità personali e interpersonali (relativi soprattutto alle condizioni della donna ma non solo), non potevano relativizzarsi passando dalla sfera privata a quella pubblica e che come tali dovevano essere considerati politici e risolti come questioni collettive. Riportando lo slogan in un altro campo che non sia quello delle relazioni di genere tra persone, se una persona si considera apertamente critica nei confronti del globalismo e del consumismo ma privatamente acquista con regolarità su Amazon, sta relativizzando la sua posizione critica in un divario insormontabile tra ideologia pubblica ed attuazione privata. Lo stesso avverrebbe in ogni altro campo o sfera di esperienza dell’umano.

L’intento di questo articolo invece, è di ispirare al fatto che il personale è anche politico, ma non solo e soprattutto non prevalentemente, anzi, diremmo che è politico in maniera decisamente marginale.

Nella mia esperienza centripeta -un percorso condiviso da moltissime persone, conoscenti e non, provenienti dai più disparati ambienti sia politici che non- il personale così come il collettivo, si sono rivelati prima di tutto esistenziali, poi archetipici e solo in seguito continuano a riversarsi in un contenuto bio-socio-culturale del quale la politica è diretta emanazione.

Il personale è esistenziale nell’evidenza inaggirabile che ogni rapporto, sia di sé con sé che con l’altro da sé, è il rapporto, prima di tutto, con il mero fatto di esistere. Nessuno oggi, ieri o domani può prescindere dal fatto che si dia qualcosa come una “vita”, con tutte le sue storie in questo o in multipli universi. Facciamo sempre e solo i conti col fatto di vivere su una “palla” che galleggia nell’Universo, senza destinazione, provenienza, senso e direzione. Nessuno mai ha scelto di esistere, ancora prima di vivere, ed il rapporto con l’abissale, irrecuperabile mancanza di scelta prima a monte, condiziona inesorabilmente ogni rapporto a valle. Ogni essere umano, nella sua essenza è un tentativo di dare una risposta sensata a ciò che senso non può avere. Scriviamo milioni di storie per sopportare l’impossibilità dell’esistenza di tutta questa Storia. I popoli, karmicamente parlando, prima ancora che un vissuto bio-socio-culturale, sono una risposta peculiare, ovverosia un determinato tipo di rapporto rispetto al mistero dell’Essere senza risposta e soprattutto senza alternativa. Il non-esistere è una alternativa non data!

Appena più superficialmente, i popoli, così come i singoli individui, sono un’immediata risposta ed un diretto rapporto col mistero della morte e con ogni tipo di finitudine -giammai annullamento- dell’esistente. Così come ci rapportiamo alla nascita e alla morte -le domande e le risposte che ci diamo- così concepiamo Culture.

Il personale è esistenziale nel rapporto con la totale mancanza di libero arbitrio!

Ahia! Non vorrei sconvolgervi la giornata, ma è necessario sapere che il buon Benjamin Libet3 ha già dimostrato, scientificamente, che la consapevolezza di ogni contenuto mentale è accessibile solo a posteriori del manifestarsi spontaneo di ogni fenomeno, indeterminato, e quindi mai libero. Amen! Ma sapete, è da quel 1977 che la certezza della mancanza del libero arbitrio, invero, non ha cambiato minimamente le sorti dell’umanità anzi, mai come oggi vige la totale fede che, tramite la tecnica potremo avere il pieno controllo sulle nostre vite.

A me invece, come a molti compagni di zafu4, basta constatare in meditazione (vipassana), come la coscienza dell’emersione di ogni fenomeno, mentale o fisico che sia, avvenga sempre a posteriori dell’emersione stessa. Allora se non siam liberi...facciamo come ci pare? No cari amici, il personale è esistenziale perché nessuno sceglie mai le proprie scelte, le quali continuano ad essere fatte ogni giorno, come sempre. Era così ieri e sarà così anche domani quando in un lampo di sconvolgimento un lettore ricettivo avrà intuito. Per sempre. Quello che viene meno nel rapporto personale e nell’interpersonale esistenzialmente intesi è l’impossibilità di fondarsi in maniera totalizzante su una qualsiasi posizione, mai scelta come tutto il resto. Da qui ne deriva l’impossibilità di decretare un colpevole primo, la compassione e la responsabilità generate dalla consapevolezza che tutti, ma davvero tutti, “recitiamo la parte che ci è stata assegnata ben consapevoli (più o meno) di essere in scena”, come diceva il Guru Ramana Maharshi5 è che in ultimo, a guardar bene, ci vengono estorte da questa esistenza più buone domande che parziali ed illusorie risposte.

Metagenealogia seminario7Il personale è archetipico perché ogni rapporto esistenziale con tale mistero cerca una risposta in una narrazione sensata la quale via via va restringendosi a cerchi concentrici dalla macro visione a-personale cosmica a quella collettiva degliArchetipi Radice, fino alla nostra personalissima storia individuale, in piena soluzione di continuità. Gli Archetipi Radice basilari e riscontrabili in ogni tempo e cultura sono quelli primari delle polarità energetiche del maschile e del femminile in cui si scinde il Principio Coscienziale, tanto antitetiche quanto perfettamente integrabili, lo Yang e lo Yin, Shiva e Shakti, il Brihmana ed il Langhana, lo Ha ed il Tha (Yoga), il Sole e la Luna, l’Adamo e l’Eva, se volete e si vi affascina di più. Un mistero, una Legge Universale, quella che l’Universo si basi sull’alternanza di opposti integrativi, non legiferata da nessuno. Noi comprendiamo per opposti, la mente umana si fonda su opposti. Si o no? Appunto! Una legge Universale, che la vita stessa si fondi dall’incontro degli opposti integrativi, non legiferata da nessuno. Una legge Universale, che i generi biologici siano il maschile ed il femminile, opposti e integrativi, non legiferata da nessuno. Una Legge Universale, che il maschile ed il femminile, si attraggano (e si accapiglino!) da prima che esistessero un linguaggio, una storia, una società ed una cultura, non legiferata da nessuno.

Il personale è archetipico perché, da tale prospettiva, sono gli Archetipi Radice a fondare le culture e quindi, le storie e non viceversa, perché è il rapporto con tali Archetipi Radice, immediatamente dopo quello con l’esistenza, a definire gli orientamenti socioculturali di ogni singola storia. E la prima storia, come visto, è sempre il Mythos della (presunta) Creazione così come l’ultima storia è sempre il Mythos della (presunta) morte e del suo rapporto con essa.

Gli europei hanno definito il concetto di diritti dell’essere umano, in base alla mitologia greca e successivamente a quella cristiana. Un cosa semplicemente impensabile per un giapponese, in cui l’essere umano è tale solo in rapporto ad una collettività dove regnano i valori dell’onore, della disciplina, dell’obbedienza devozionale gerarchica e dello sprezzo per l’eccessivo attaccamento alla vita.

Italiani, ci ritroviamo!?

Il personale è archetipico perché nella sua essenza, paure e desideri e quindi violenza, abuso, depressione, manipolazione ma anche lucidità, consapevolezza e saggezza pertengono alla sfera della mente umana e non ad un genere. Tali spinte e pulsioni si riversano in un contesto temporale, sociale e culturale che accoglie o meno una spinta a manifestarsi con più evidenza in un genere piuttosto che l’altro, in un popolo piuttosto che un altro. Ogni contesto temporale, sociale e culturale è a sua volta manifestazione di una visione di fondo, di un mythos e personale di popolo quando più ampiamente collettivo ed ancora più profondamente di una domanda sul mistero dell’Essere.

BoteroQuindi stai sostenendo che tempo, società e cultura non contribuiscano a condizionare le persone esaltando o meno, per esempio, una specifica tendenza alla violenza? Certamente, ma mai in maniera totalizzante. Le cause della violenza non vanno mai confuse con gli effetti e soprattutto non andrebbero mai relativizzate. La teoria delle finestre rotte, per la quale un ambiente degradato aumenta la percezione dell’illecito “invitando” chi vi vive a riproporlo in maniera esponenziale, non regge sui grandi numeri. “Aggiustare tutte le finestre rotte” di un determinato ambiente, eliminare socio-politicamente, ogni traccia del “male”, si è sempre dimostrato illusorio e fallace sul lungo periodo. Se ogni essere umano di ogni tempo cancellasse le tracce di ciò che (lui) ritiene essere “male”, avremmo una narrazione storica non solo falsa e parziale ma anche manipolativa, abusatoria, pretestuosa, ingannevole, totalitaria. Siamo qui, storicamente intesi, grazie all’alternanza di due forze ed essendo il “male” o meglio, la tendenza distorta a fare il proprio o l’altrui bene, qualcosa di intrinsecamente umano, esso non farà che riproporsi per vie più segrete ed oscure. La nostra mente è duale, il “male” è ineliminabile e per piallare la vita su un’unica narrazione “benevola” sarà inevitabile imporla autoritariamente con la medesima attitudine abusatoria, sebbene con diversi contenuti. In altre parole, si finisce sempre per trasformarsi nel mostro che si vuole uccidere.

Il Grande Fratello di Orwell oggi, nei tempi del globalismo, del mondialismo, del postnichilismo e del neoliberismo, ha preso vie inaspettate che non si mostrano mai con indosso la veste di una palese dittatura, anzi tutt’altro, col candido abito di un conformismo morale ed una omologazione sociale dal “sapore progressista”, come diceva Pier Paolo Pasolini, con sessant’anni di anticipo sui tempi.

Non si vuole qui di certo minimizzare l’impatto negativo che gli stereotipi di genere hanno sugli essere umani all’interno di culture che impongono visioni e modalità di essere precostituite, fisse e rigide, quanto mettere in luce che l’essenza del Maschile e del Femminile non può essere relativizzata ad un contesto esclusivamente storico, culturale e ambientale.

Da questo punto di vista, il personale è archetipico perché gli stereotipi di genere non devono né possono essere confusi con gli archetipi di genere. Perché sebbene l’animus eCwrchio di donne l’anima siano compresenti sia nell’uomo che nella donna, esiste una prevalenza energetica, una dimensione psichica profonda, una spinta originaria duale che si manifesta con più evidenza e differentemente nell’uno e nell’altro sesso biologico. Perché il corpo biologico non è mera materia relativizzabile ma manifestazione tangibile di tale principio energetico duale. Perché pur criticando tale argomento lo faremmo sempre e solo a partire dall’autoevidenza che la vita è generata in un utero dall’incontro sessuale di un principio attivo maschile ed un principio ricettivo femminile, che cura e nutrimento sono intrinsecamente connaturati alla cosmologia e alla natura del femminile il cui archetipo originario è la Creazione e che, al di là e prima di ogni condizionamento culturale, è il maschile ad incarnare l’archetipo energetico originario della Formazione (link rieducare alle forze archetipiche). Il personale è archetipico perché la Vita è creata, nutrita e curata dal Potere della Ciclicità e del Grembo6 femminile (indipendentemente dalla volontà di generare o meno una vita o di avere o meno un utero), e si fa originariamente forma, utensile, attrezzo, strada, casa, palazzo, macchina, mezzo...in definitiva Mondo come lo conosciamo, grazie al maschile. È tale principio energetico duale che, letteralmente, genera Cultura e non viceversa.

Il personale è transgenealogico perché la mia storia resta sempre la storia allargata dei miei Avi, oltre che della mia famiglia triadica. Le credenze del mondo dei bisnonni, i sentimenti dell’universo dei nonni, la forza generatrice dei genitori e l’azione sul presente mia e dei miei fratelli e sorelle è inevitabilmente connessa in una rete di senso che permette al nostro Albero Genealogico di affrontare la vita e le sue problematicità. Gli inevitabili colpi che la vita infierisce destabilizzano tale senso, avendo come effetto la necessità di ritrovare un nuovo assetto spesso più rigido e chiuso di quello precedente. A tali rigidità la Metagenealogia ha dato il nome di nodi e la Psicogenealogia quello di ordini, i quali si tramandano lungo i rami dell’Albero come dei “diktat” o fedeltà famigliari. Essere fedeli al proprio clan preserva il senso, evaderne gli ordini provoca un senso di pericolo mortale, costringendoci a ritornare sui propri passi. Questo “ritorno a casa” coercitivo corrisponde a varie forme di autoboicottaggio lungo la Via del nostro Intento Impersonale, ossia trascendente la storia famigliare. La sintesi è semplice ma i dettagli si fanno complessi quando si analizzano nello specifico le varie forme di fedeltà genealogica che il nostro piccolo ego mette in atto, in maniera grossolana oppure sottilissima, per evitare un pericolo che esso crede mortale. Rimandandovi all’articolo L’Ordine simbolico dell’Albero, ho provato a rendere parte della struttura inconscia che regge la Storia del nostro piccolo mythos individuale e di come essa possa trasmettersi per generazioni fino a noi.

Il personale è archetipico perché ogni incontro tra due persone, persino esso saltuario, psichico, fisico, emotivo, etero o omosessuale che sia, è l’incontro tra due Mondi. A venire in contatto sono due Alberi genealogici, ognuno portatore della propria visione di senso su di sé e sul mondo che necessitano rispecchiarsi o integrarsi reciprocamente. Il rispecchiamento consiste nel rafforzamento della conclusione (o meglio della convinzione) alla quale i rispettivi Alberi sono giunti in merito ad un senso del proprio esistere, con la conseguente riproposizione di rigidità e chiusure (nodi-ordini). L’integrazione è un tentativo congiunto di evoluzione verso una visione più profondamente impersonale della vita e dell’esistenza, meno connessa all’ostinata ricerca di un senso quanto più al viversi in una dimensione di significati di valore, indipendenti dall’andamento delle piccole storie dell’ego. È l’incontro tra due anime che sono in questa vita o già dalla precedente, in un lavoro di ricerca interiore profondo e che percorrono un pezzo più o meno lungo di strada assieme crescendo attivamente nella crisi invece di subirla passivamente.

Se il personale è archetipico ed esistenziale, dunque ne consegue che il Potere è al Simbolo, alla Realtà e alla Verità più profonda al quale tale simbolo rimanda e la priorità alla Coscienza d’Essere. Che i nostri rapporti siano personali o interpersonali, pubblici o privati, ciò che ritroviamo all’Origine (e alla fine) è l’esperienza di un inconscio collettivo, l’interdipendenza di tutti i fenomeni, la loro impermanenza, la loro infondatezza o mancanza di senso ultimo e la loro finitudine. Sebbene nell’impossibilità della nullificazione totale dell’esistenza, questi punti fermi restano il sostrato basilare ed inevitabile dell’esperienza metafisica della nostra esistenza, il perno centrale da cui si dipanano tutti i possibili raggi.

Giovanni Placido

......

Foto 1: Il buon Freud ci ricorda sempre che il "The dark side of you Mom (and Dad too), è sempre attivo!

Foto 2: Un Albero Genealogico con gli Arcani di Marsiglia, seminario condotto da Giovanni Placido a Bologna.

Foto 3: Fernando Botero - La Familia Pinzòn, 1932.

Foto 4: Un cerchio di donne condotto da Luna Pedrini.

1 Bert Hellinger, 1925-2019. Piscologo e Scrittore tedesco, ideatore del metodo delle Costellazioni Famigliari.

2 Carol Hanish, attivista e politica femminista radicale americana.

3 Benjamin Libet, 1916 -2007. Neurofisiologo e psicologo statunitense. Il suo esperimento del 1977 fu il primo a dimostrare empiricamente l’intervallo temporale tra l’emersione di un qualsiasi fenomeno e la consapevolezza postuma di esso. Ogni fenomeno assume così lo statuto di spontaneità e gratuità totali. Persino lo stesso Libet, forse intuendone l’enormità della portata, fu contrario a trarne la conclusione definitiva come mancanza di libero arbitrio.

4 Lo zafu è il cuscino rotondo da meditazione usato nella tradizione dello zen giapponese.

5 Mistico e maestro indiano dell’Advaita Vedanta, 1879-1950.

6 Molti sono i gruppi femminili dedicati alla riscoperta del potere del grembo e degli archetipi del Sacro Femminile. I cerchi della Tenda rossa, quelli delle Benedizioni del grembo, i Cerchi della Luna e i Cerchi di Donne spesso inerenti a pratiche antiche della tradizione Centro e Sudamericana come il Cammino Rosso dei Lakota e dei Caboclos.